Di quando per attirare la mia attenzione mandi messaggi assurdi
Di quando sparisci per lo stesso motivo
Raccontami di te
Di quanto ti fa male la vita
E di quanta vita ti serve per farti male
Raccontami di te, anche se non è facile parlare, fallo con il pensiero, perché a volte si vorrebbe l’illusione che qualcuno guardandoci capisse, dimmi cosa vuoi e perché mi cerchi, perché se mi allontano mi segui, perché le lacrime per te non sono mai abbastanza, dimmi se il cielo è azzurro per dare uno sfondo migliore alla nostra vita, parlami di quello che ami e di quello che odi, sceglimi per raccontarmi dei tuoi casini, quelli che mai risolveremo ma almeno divideremo, quelli che ci impediranno di stare l’uno accanto all’altra ma che non ci divideranno mai.
E passerà ancora tempo, e ancora soli senza noi, perché sappiamo ridere solo insieme.
26 Maggio 2008 alle 19:56
Ho letto il tuo post e avrebbe potuto avere la mia firma.
Sembra che tu stia descrivendo una storia vissuta con una persona egoista, che ti ha illusa con messaggi attestanti una presenza costante (e scontata) per sparire per nuove avventure, una persona che ha paura della vita e della sua stessa esistenza, che tenta di ravvivarre inventando amori di cui non ne conosce neppure la consistenza nè il significato.
Pensa di avere tutto, mogli figli case lavoro, ma è pazzescamente solo e continuamente alla ricerca di conferme che non potrà mai, mai avere. Spero non si svegli da questo torpore e aridità che sono il suo guscio di protezione; ne morirebbe, potrebbe uccidersi, come una volta affermò facendomi capire in quello stesso momento che non avrebbe mai preso la mia vita con sè e mai avrebbe dato seguito alle numerose promesse.
Se non è la tua storia vissuta, ti ringrazio per queste righe: è quello che è capitato a me ma ho voluto e dovuto chiudere questa storia con l’unica persona che abbia mai amato nella vita.
non so se lo abbia mai abbia voluto capire, ma il danno è s tutto e solo suo.
grazie e a presto.
27 Maggio 2008 alle 08:45
Può accadere di non aver il coraggio di effettuare delle scelte definitive, perentorie, drastiche a volte.
Anche a me, in un periodo della mia vita, è accaduto di non avere la forza di mollare tutto e di voler continuare a manifestare – anche solo con dei segnali – una presenza laddove quella presenza non aveva più ragion d’essere se non perché era diventata un’ancora di salvezza dalla solitudine. Oggi, ho preso coscienza di questo legame volto alla salvaguardia non di un “amore” ma di me stesso, ne ho colto l’egoismo che sta alla base e cerco di evitare di ripetere il mio passato ma, a volte, è davvero difficile troncare di netto. Ciao.
27 Maggio 2008 alle 13:40
Capisco che possa mancare il coraggio di “mollare tutto”. Capisco anche che una persona quando inizia una storia, pure coinvolgente, molto forte, di “pancia” – come le definisco io – , non sappia come andrà a finire .
Ma credo che arrivi il momento in cui, guardandosi dentro e pensando anche alle aspettative che, volontariamente o no, si creano nell’altra, si debba avere la forza di dire “non ho il coraggio di lasciare quello che ho”. La mancanza di coraggio non è condannabile, non possono darsi colpe a chi coraggio non ha; ma è colpevole, irrispettoso ed egoista chi sa di non essere coraggioso, di non poter (leggi: voler) cambiare la propria vita e pur sapendolo non lo rileva alla persona alla quale poi, invece, promette esattamente il contrario. E’ colpevole e dannoso chi, sapendo tutto questo e conoscendo i propri limiti, non li ammette. Lui ha fatto così con me.
Non è un obbligo mettersi in discussione, ma certamente è un dovere rispettare anche chi ti ha teso la mano- così mi è stato chiesto -, di non andar via perché “sei importante e indispensabile” e “l’unica che può aiutarmi”.
“Certo, amore mio, che ci sono e sai che puoi contare su di me sempre come è stato in questi anni”, ma poi mi ha mandato via non perché abbia avuto la forza di dirmi che gli mancava il coraggio di lasciare tutto (cosa peraltro già accertata, ma che insieme avremmo superato, diceva lui) – Credo non ci abbia mai pensato a mollare tutto nonostante me lo avesse detto più volte. Niente, nessuna spiegazione che abbia tenuto conto di una dedizione durata anni, di speranze alimentate da lui, di una vita , di impegni di lavoro e di momenti da passare insieme, scanditi sulle sue sole disponibilità. Nessuna buona ragione che mi abbia ripagata di un amore sprecato, non compreso, non trattenuto forse perché non voluto, dico ora. L’unico amore della mia vita.
Il motivo’: scusami, sono un egoista! Scritto, non guardandomi negli occhi, mi ha scritto!
Non capisco, e sarebbe interessante saperlo anche per comprendere meglio quello che mi è accaduto, a quale legame VoloLibero si riferisca e quindi di quale abbia preso coscienza. Forse quello che non ha avuto il coraggio di mollare e nell’ambito del quale rimane preservato con la certezza della salvaguardia propria e di quello che ha e che gli è rimasto? o l’altro, quello per cui ha preso consapevolezza che la sua presenza non aveva più ragion d’essere? E questo secondo non esisteva più perché non più solo, perché è cambiata l’àncora di salvezza o la salvezza è sempre e comunque nel matrimonio, qualunque
sia la consistenza – semmai ci sia mai stata – ?
Non ho rancore per chi non ha il coraggio di lasciare quello che ha e che sceglie di rimanere in una situazione che sia di grande paravento e un enorme scudo di difesa.
Ho compassione per chi non raggiunge la felicità perché non ne riesce a capire il senso, sento dispiacere perché non ha neppure provato a immaginare quale grande dolore mi abbia procurato nell’anima e nel cuore perché il mio era un amore incondizionato, assolutamente incondizionato.
Non sbaglia chi non molla, forse sbaglia chi si mette in gioco come faccio io, chi come me crede nei brividi, nelle fitte allo stomaco, nel tremore che ho provato quando l’ho abbracciato dopo mesi perché lui mi ha cercata ancora.
Ecco perché non vi sono VERE colpe ed è comprensibile non avere coraggio, ma è ignobile e immaturo procurare il male a chi ti ha solo riservato amore e non lo ha ricevuto perché tu sei una persona irrisolta.
Ti dico, ora, con convinzione che forse la sola unica e più facile soluzione è rimanere lì dove sei, cercando di fare meno male possibile alle altre. Sono certa non cambierai mai. Il tuo egoismo è come la tua famiglia, entrambi buoni ed ottimi incontrovertibili argomenti da opporre quando non ne puoi più di una storia e ne sei rimasto incartato e incastrato!
Amor con amor si paga! E anche tu, prima o poi, pagherai per quello che hai fatto, non a me, ma a te stesso. E’ da te che non potrai sfuggire mai. Io, pure con dolore, mi sono allontanata e di me ti sei liberato; ti lasceranno anche le altre e rimarrai con pochi e scontati affetti (forse) ma lontano da ogni approdo e senza àncore. Anche la tua famiglia, lo sai, prima o poi ti allontanerà e già, lì con loro, ti sei sentito e sei tanto solo.
Provo dolore per te, ora, amore mio.
Delusa? Molto, perché ti ho creduto. Arrabbiata? Non più, dopo aver capito la tua vera natura prima ancora che tu ne abbia potuto avere consapevolezza, semmai è accaduto.
Cambiata? Assolutamente no, amerò ancora e dedicherò quello che tu non hai “sentito” ad una metà che in qualche parte del mondo senz’altro c’è.
Rimarrai, nel mio cuore l’unico amore e uomo della mia vita, quello che arriva una sola volta e sei fortunata se riesci a trattenerlo fino all’ultimo dei tuoi giorni. La fortuna di provare questa meravigliosa sensazione io l’ho avuta, seguita, sì da grande dolore, e vissuta come un lutto.
Ma che tristezza non provare gioie di questo genere……
Cioa.
Grazie anche a VoloLibero e ti chiedo scusa se ti ho “tirato in ballo” ma le considerazioni ovviamente non erano rivolte criticamente a te ma ciò che hai scritto ha costituito un momento di riflessione e ti sarei grata se vorrai farmi capire ancora meglio quello che hai scritto.
Auguri.
27 Maggio 2008 alle 15:19
22aprile , grazie per avere commentato e per avermi fatto sentire l’emozione che trovo nelle tue parole. Quello che ho scritto è accaduto, ho amato e molto, ma lui è stato “preso” da altro, da una magica polverina che ti prende l”anima, ti annienta il corpo, ti allontana dall’amore. Lui che non ha avuto abbastanza coraggio per lasciarmi, ma ne ha abbastanza per seguirmi. Lui che non dimenticherò, lui che non dimentica, lui che nell’essere al mio fianco, anche se per breve tempo ha provato qualcosa di diverso, lui che se ne è andato non chiudendo la porta.
Io la porta l’ho chiusa, anche se guardo dallo spioncino per sapere se sta bene, non aprirò quel varco che può solo farmi male, può solo distruggermi e io voglio vivere, desidero qualcosa di Sano, di bello, qualcosa che non si può raccontare, perchè la felicità non viene mai scritta. Hai notato?
Ciao Claudia
27 Maggio 2008 alle 21:36
Si parla di felicità e si scrive di essa, quando l’hai persa, quando comunque l’hai conosciuta e quando, finalmente, sei pronta per viverla ancora una volta.
E’ ciò che ti auguro. Con tutto il mio cuore.
Perché la sofferenza tempra, forma le persone, rafforza i caratteri, ma la felicità è il premio che necessariamente deve arrivare dopo tutto questo…..Importante è riconoscerla, non è così scontato che tutti capiscano dov’è…Molti non la vedono neppure e la perdono in un attimo….
Vvorrei tu potessi comunicarmi al più presto di averla ritrovata, la tua felicità, nel modo a te più congeniale e più desiderato. La tua speranza è anche la mia.
Buona notte e sogni d’oro, amica mia…
A presto
28 Maggio 2008 alle 08:08
Siamo qua per riflettere insieme, quindi l’esser tirato in ballo, sinceramente, mi fa piacere perché ho offerto un ulteriore spunto di riflessione a una tematica che già di per sé ne ha parecchi.
Cercherò di spiegare meglio il concetto di “prendere coscienza” partendo dalla realtà e non affidandomi a una definizione del tutto teorica e priva di riscontro reale.
Dopo circa 15 anni di matrimonio, ho iniziato a vedere che fuori dal mio mondo esisteva altro. L’ho visto, l’ho percepito, l’ho sognato anche però non ho ceduto. Sono rimasto coerente alla mia scelta di fedeltà. Scelta che, però – ecco la presa coscienza – non era del tutto mia ma frutto di una specie di “convenzione” con me stesso. Non volevo più quel tipo di vita, non desideravo più rimanere a fianco di una persona che non mi dava nemmeno più il piacere di donare. Non mi donava la gioia di un sorriso, di una parola, di un gesto, di un’occhiata, di una complicità rimasta nell’album dei ricordi. Mi sono trovato, a un certo punto, a un bivio: continuare a esser marito coerente o uscire dal quel ruolo e indossare l’abito del fedifrago. Ho scelto la terza via: ho lasciato mia moglie. Ho fatto una scelta senza dubbio difficile ma ho fatto una scelta. Ciò nonostante, non mi sento di criticare chi la scelta non la fa anche se, almeno personalmente, non mi piacciono le via di mezzo.
La scelta di tagliare il rapporto è una scelta coraggiosa perché – ecco l’altro punto su cui porrei l’accento – rimanere soli è atto di coraggio. La solitudine fa male. Intorno a sé il vuoto e il vuoto spesso ti risucchia senza che nemmeno possa rendertene conto in un vortice senza fine. Io ho scelto e – con tutto che sento sulle spalle il peso di un fallimento – devo dire che, oggi, ho ripreso le redini della mia vita.
Mi auguro di aver chiarito meglio il mio pensiero. Se così non fosse, tornerò qua. Ciao a tutti.
30 Maggio 2008 alle 21:58
Apprezzo chi fa scelte che possono anche procurare dolore, ma che hanno il senso della sincerità. Io credo che tu sia stato molto più coerente con te stesso e con il tuo giuramento di fedeltà proprio nel momento in cui hai scelto la “terza via”, quando non hai più avvertito l’esistenza dei motivi che ti hanno fatto portare avanti con coerenza il tuo matrimonio per 15 anni, vi hai posto fine.
Forse si è più soli in compagnia quando si ha al proprio fianco chi non ti comunica e trasmette più nulla e a chi non senti di dare più nulla.
La solitudine è uno stato mentale e puoi non sentirti solo anche se in effetti sei in solitudine (fisica, intendo). Quest’ultima è superabile perchè poi la voglia di riprendere in mano la tua vita ha il sopravvento e ti ritrovi a cavalcarla, ritrovi le redini, perse , confuse, aggrovigliate in convenzioni e convinzioni prive di senso. Con coerenza, quella con te stesso che non hai consentito ad una vita piatta di cambiarti al punto di toglierti il senso delle cose.
E’ difficile, lo credo bene, ma se hai amato una donna, non puoi ingannarla se non la “senti” più, né puoi “costringere” il tuo cuore a non raggiungere vette più alte.
La tua risposta mi è piaciuta, mi ha fatto riflettere su frasi e comportamenti che ho vissuto nella mia storia e che non avevo compreso, e che anzi mi aveva portato a giustificare quest’uomo e i suoi “inganni” tanto ero presa dall’amore che provavo per lui a cui avrei dato la mia vita. Ho capito che non si può annullarsi al punto di decidere di non voler vivere più, solo perché lui anche se ti ama (credo lo dicesse per non ferirmi ancora e non avermi sulla coscienza) preferisce continuare ad essere marito e fedifrago.
Forse non è neppure questione di coraggio, forse è amore per se stessi, per la vita, coerenza, convinzione di potercela fare e una carica di entusiasmo così forte da aprirti gli occhi e capire che c’è ancora tante cose da fare e da amare in questo modo.
Si può fare, una scelta così, se si vuole davvero…
Grazie e in bocca al lupo per la tua vita.