Marzo 18, 2008...2:42 pm
Sono allergica al Mondo
Ad Azione, Reazione, così il Mondo, il Pianeta Terra e Madre Natura ci stanno dicendo che stiamo sbagliando?!
Una sorta di follia dell’organismo che reagisce con violenza a chimici e inquinanti. E obbliga migliaia di persone in completo isolamento. Evitando ogni contatto con sostanze di sintesi, vernici, gas, saponi.
Invisibili. Doppiamente. Perché in Italia, per la medicina ufficiale non esistono, se non in qualche documento rimasto per lo più lettera morta. E perché la natura stessa della loro malattia li costringe a rinchiudersi un gusci adatti alla loro condizione, dove riescono a sopravvivere grazie a rimedi spesso artigianali, messi a punto dopo grandi sofferenze, evitando il contatto con chiunque e qualunque cosa possa inconsapevolmente scatenare una nuova crisi. Perché la loro patologia è, in fondo, un atto d’accusa al nostro mondo, totalmente permeato e plasmato dalla chimica. E, non di rado, la medicina, impotente, lo liquida. Così loro appaiono al mondo come psicopatici, ghettizzati, derisi fino a che non rischiano la pelle, e anche allora semplicemente ignorati.
Questo e molto altro sono i malati di Sensibilità chimica multipla o Mcs, una sorta d’impazzimento dell’organismo per il quale, a un certo punto, la sopravvivenza stessa diventa del tutto incompatibile con una quantità enorme di derivati chimici: profumi, deodoranti, creme, detersivi, solventi, insetticidi e pesticidi, vernici, fumi delle automobili e del riscaldamento, inchiostri, alimenti, additivi e conservanti, farmaci, inquinanti fisici come i campi magnetici ed elettrici. La vita di queste persone, di solito normalissima fino a 30-40 anni, viene del tutto sconvolta dalla malattia: non possono più lavorare, frequentare alcun luogo, ospedali compresi, dove siano presenti sostanze chimiche, incontrare altre persone se non dopo lunghe e complicate procedure di ripulitura dallo strato di composti che tutti portiamo addosso. E neppure restare in casa, se non dopo una radicale disinfestazione da tutto quello che può costituire una fonte di pericolo: colle, rivestimenti, prodotti per l’edilizia, per i mobili, per la tinteggiatura, per la casa in genere, tessuti, aria non filtrata e molto altro.
Di questi malati fantasma si è occupata la scrittrice Caterina Serra, che per due anni ha girato l’Italia incontrandone decine e andando a vedere in che condizioni vivono, quante tragedie quotidiane affrontano. Ne ha tratto poi un libro, appena uscito per Einaudi: ‘Tilt’, dall’acronimo dato alla fase iniziale dell’Mcs, Toxicant induced loss of tolerance. Spiega Serra: “Molto spesso i malati vengono descritti come nevrotici, ma le persone che ho visto io non lo sono affatto. Al contrario, sono uomini e donne che fino a prima della malattia erano del tutto normali, e che a un certo punto si sono ritrovati catapultati in una vita fatta solo di privazioni, nella quale ogni giorno, se non si adottano tutte le cautele possibili, può essere l’ultimo. Nessuno di loro può più vivere come prima, quasi sempre devono smettere di fare qualunque cosa che non sia tentare di sopravvivere, in alcuni casi si ritrovano soli, senza neppure il conforto di un medico che li aiuti”. A occuparsi di loro e diffondere informazioni, in Italia, è l’associazione Amica (tel. 06 6629262, www.infoamica.it).
Ma quanti sono gli italiani in Tilt? In Italia si stima che coloro che hanno un’intolleranza verso agenti chimici multipli non riconosciuta sarebbero 50 mila. Negli Stati Uniti, dove l’Mcs è studiata da una quarantina d’anni, e dove le ricerche hanno avuto una grande accelerazione dopo il rientro dei primi reduci della Guerra del Golfo, tra i quali la malattia è molto diffusa (le percentuali emerse negli studi variano dal 5 all’80 per cento dei reduci valutati), le stime ufficiali parlano di un numero attorno all’1,5 per cento della popolazione, pari a milioni di persone, con una tendenza all’aumento. L’incertezza delle cifre nasce dalla scarsa conoscenza della patologia, che ostacola le diagnosi, e dal fatto che essa si può presentare in modi e con intensità diverse. Eppure l’Oms l’ha riconosciuta, indicando alcuni elementi identificativi emersi in una Consensus Conference del 1999 frutto del lavoro, durato oltre dieci anni, di una novantina di esperti.
La malattia, definisce l’Oms, è cronica, con sintomi che ricorrono in maniera riproducibile, in risposta a bassi livelli d’esposizione a prodotti chimici multipli e non connessi tra di loro. Che migliorano o scompaiono quando gli elementi scatenanti sono rimossi. Per confermare la diagnosi poi, anche se non esiste un test specifico, si possono fare molti esami che, presi nel loro insieme, aiutano ad avere una risposta certa. Spiega Celidonio Cipolla, internista dell’ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, tra i primi in Italia ad aprire un ambulatorio per la diagnosi di Msc, e oggi passato ad altro incarico: “Non esiste un test unico, però si possono fare molte valutazioni funzionali e biochimiche, perché l’Mcs è una malattia multi-organo con una sintomatologia definita. Oltre all’esame dei sintomi, quindi, in genere si compiono analisi tossicologiche, immunologiche, di funzionalità cerebrale, respiratoria, intestinale, cardiaca e così via, a seconda della situazione, cercando nel contempo di individuare l’evento scatenante e le sostanze che pongono il malato più a rischio, e di conoscere tutta la storia della persona, che può dire molto su come si è arrivati al cortocircuito”.
Io sono in Tilt, prossima al Reset, amo il mio Pianeta, e vorrei essere ricambiata, noi tutti dovremmo volere ciò, se possiamo pensarlo, possiamo farlo.
1 Commento
Luglio 13, 2008 alle 10:53 pm
Informazioni sul sito della Campagna Nazionale Riconoscimento
http://www.cnr-mcs.it
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